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La riscoperta dei cereali antichi

Categoria: Prodotti tipici Pubblicato 06 Luglio 2016
Scritto da Matteo Visite: 1512

La maggior parte di noi, quando consuma pane, pasta o dolci, consuma prodotti prevalentemente fatti con la classica farina di grano tenero 0 o 00. Questa farina viene prodotta a livello mondiale su larga scala, ed il grano da cui deriva è stato anche modificato dall’uomo per aumentarne la resa. Ma il grano tenero, oltre ad aver subito modifiche dall’uomo, è anche povero dal punto di vista nutrizionale, ha un alto contenuto di glutine a discapito di altri nutrienti quali sali minerali, amidi e sostanze antiossidanti.

Con il successo crescente dei prodotti biologici, con la crescente attenzione verso l’agricoltura locale e l’acquisto di prodotti a km0, con la voglia di ritornare a ciò che è naturale e non trattato chimicamente, si stanno riscoprendo anche i cereali antichi, quelli che esistono da migliaia di anni, che non hanno subìto modifiche da parte dell’uomo e che sono naturali al 100%.

Quali sono questi cereali o grani antichi? Il farro monococco per esempio, la timilia, il miglio, il saragolla, il gentil rosso, la verna, il rieti, il grano saraceno, il sorgo, tutti grani il cui consumo è sempre più diffuso, e per molti buoni motivi.

Innanzitutto questi grani non hanno subito nel corso degli anni mutazioni genetiche, e quindi si presentano come sono da millenni. Hanno una resa minore rispetto ai grani moderni, non vengono coltivati in modo intensivo e ciò spiega anche il prezzo più alto con cui si presentano sul mercato.

I grani antichi hanno meno glutine, e sono quindi più digeribili, e un rapporto più equilibrato tra amidi e glutine, e per questo allontanano il rischio di favorire un’intolleranza alimentare al glutine.

Essi poi generalmente sono più buoni, perché presentano una varietà di sfumature di sapori che il moderno grano industriale non ha.

Ma consumare prodotti con grani antichi non solo permette di consumare cibi più buoni, più gustosi e di qualità superiore, ma consente anche di contribuire a un economia più equa e più sostenibile.

Infatti consumare grani antichi significa privilegiare la filiera corta rispetto a quella lunga e significa anche favorire i piccoli produttori locali che puntano ancora su prodotti di qualità, anche se meno concorrenziali economicamente sul mercato.

Infine la scelta di optare per cereali antichi contribuisce a tutelare la biodiversità e a riscoprire e conservare le proprie tradizioni locali, dato che i nostri antenati utilizzavano questi cereali prima dell’avvento di un economia di mercato che favorisce prodotti ad alta resa che possono costare poco.

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